IRENE

22 marzo 2012

22 marzo 2012

Dicevo l’altro giorno che ero stato a Villa Immacolata all’incontro tenuto da don Matteo “Per un agire sanante”. Tutto bene e a meraviglia.

Verso la fine del pomeriggio la parola è passata ad Andrea che ha parlato della disabilità, visto che è fisioterapista all’OPSA.

Se non ho capito male, ma forse mi sono confuso, Andrea ha detto che in Grecia i bambini deformi o non abili venivano gettati dalla rupe Tarpea. La cosa mi ha un po’ stordito, perché le mie conoscenze arrivano che a Sparta c’era il monte Taigeto e che in quel di Roma, invece, la Rupe Tarpea. Al momento, mi sono detto, sono io che ho sempre sbagliato.

Lungo il percorso di ritorno, visto che ero in macchina da solo, ho rimuginato l’argomento e quella Rupe Tarpea continuava a rodermi, tanto che arrivato a casa ho cominciato a fare delle ricerche.

Esito della ricerca: a Sparta c’era e c’è il monte Taigeto dove i bambini deformi e malati venivano abbandonati a loro stessi, alle intemperie e in preda alle bestie feroci. La Rupe Tarpea, invece, (latino: Saxum Tarpeium) è la parete rocciosa posta sul lato meridionale del Campidoglio a Roma, dalla quale venivano gettati i traditori condannati a morte, che in tal modo venivano simbolicamente espulsi dall’urbe. Poi è stata adottata come forma di annientamento della disabilità.

Continuando queste ricerche e avido di sapere come non mai, ho proseguito le letture e mi sono imbattuto in un altro termine a me sconosciuto: IRENE.

L’origine del nome è di una dea e significa pace. Ma “irene” era anche detto, a Sparta, un tutore a capo di giovani che si era maggiormente distinto per arditezza e coraggio. Costui indagava sorvegliava tutto, perfino gli incontri dei giovani con i loro amanti, affinché le gioie dell’anima non venissero soverchiate da quelle del corpo.

Nell’ora del pranzo, quando ad Atene si dormiva, a Sparta l’irene per ingannare il tempo e tenere deste le coscienze, poneva ai giovani riuniti, domande quali: “Chi è il migliore della città?… Della condotta del tale, che ne pensi?”. Chi sbagliava riceveva dall’irene stesso la punizione che consisteva in un morso nel braccio.

In una lettera confidenziale al nostro don Matteo stamattina ho scritto che lui è il nostro IRENE, che ci segue, indaga e sorveglia. E qualche volta, metaforicamente, ci morde il braccio.

Bene, per oggi termino questa dotta elucubrazione mentale, e ben vengano questi incontri anche per stimolare conoscenze sempre maggiori.

Alla prossima!

Francesco Chiodin

GLORIA A FRANCESCO

20 marzo 2012

Martedì 20 marzo 2012

Finalmente è nato FRANCESCO! Ieri mattina, 19 marzo festa di S. Giuseppe, Gloria Dissegna ha dato alla luce un bel maschietto di 3 chili e 80 dopo un lungo e periglioso travaglio. D’altra parte se non fosse travaglio, non sarebbe un lavoro da sottolineare.

Ora Francesco è in patologia neonatale perché goloso come non mai, non solo con lo stomaco avrà introdotto liquido amniotico, ma anche con i bronchi. Meglio quindi essere in ambiente protetto.

Ieri sera alle 18. 20 Andrea Martini, il papà, mi ha mandato il messaggio dell’avvenuta nascita, cui naturalmente ho subito chiamato inviando i migliori auguri e rallegramenti di tutta l’ACOS!

Andrea l’ho sentito stanco. Per me più che Gloria ha partorito lui. Forse erano 48 ore che non dormiva, per poter essere accanto alla partoriente, ma soprattutto per non perdere il momento del parto.

Siamo tutti felici che questa cosa si sia conclusa positivamente. Francesco è un po’ anche il nostro figlio. Andrea e Gloria in ACOS rappresentano la gioventù, sono il fiore all’occhiello di quello che è il divenire dell’ACOS. Certamente che ultimamente le attenzioni e gli sforzi erano maggiormente dedicati al nascituro e alla nuova abitazione… ma loro sono sempre con noi.

Sabato 3 marzo al consiglio regionale di Rubano erano presenti: Gloria manifestava tutta la sua gravidanza e si vedeva che i tempi erano maturi.E ci hnno anche offerto pastine e spumante!

Domenica per tutto il giorno ho avuto il pensiero ricorrente che Gloria dovesse partorire. E infatti così è successo. Sesto senso, predizione o… tanto amore?

Complimenti al bambino, alla mamma e anche al papà che dalla voce sembrava che per tutto il tempo del travaglio avesse spinto lui!

Bacioni a tutti e… tutto l’ACOS è con voi. Buon divertimento!

Francesco Chiodin

GUARDANDO DON MATTEO

19 marzo 2012

19 marzo 2012

Sabato pomeriggio sono andato a Villa Immacolata di Torreglia (una casa per spiritualità della diocesi di Padova) per vedere don Matteo. So che in questo momento viene spontaneo l’accostamento con il don Matteo televisivo, ma tutto questo non c’entra.

Sono andato a vedere don Matteo Naletto, ma soprattutto sono andato ad ascoltarlo. Infatti teneva l’incontro “Per un agire sanate” organizzato dalla Pastorale della Salute della diocesi (in pratica don Matteo) in una serie di appuntamenti che titola “Accanto al malato – percorsi di approfondimento”.

Avevo poca benzina nella macchina, e quando sono partito non avevo il tempo di ricaricare il serbatoio perchè non volevo arrivare in ritardo.

Non ero mai stato a Villa Immacolata di recente ed è sempre bello essere accolti da pini, abeti e una grande pace e tranquillità.

Don Matteo ha preso come paradigma dell’incontro la parabola del Buon Samaritano. Ogni punto di riflessione diventava spunto di discussione (ma mi sono sempre trattenuto per non disturbare, annoiare, allungare l’incontro).

Don Matteo con la sua calma, ma anche con il suo entusiasmo e la forza d’espressione, rendeva appetibile, palpabile, vero tutto quello che diceva. Le diapositive, ben leggibili, scorrevano lente e veloci a seconda della necessità dell’oratore.

Durante l’intervallo tra un’ora e l’altra, ho detto quello che mi aveva suscitato durante la sua esposizione e mi ha invitato a dirlo al pubblico nella seconda parte dell’incontro. Infatti mi ha chiamato a parlare e in cinque minuti ho cercato di rinforzare alcuni temi che lui aveva esposto. Poi l’incontro è proseguito con Andrea che ha illustrato il problema della disabilità, argomento molto aderente alla sua specifica attività di fisioterapista all’OPSA.

Ho appuntato nella mia agenda tre cose.

Il comodino: cosa rappresenta per il malato e quanta importanza ha il contenuto del comodino in bella evidenza: gli affetti, la spiritualità, la famiglia, la solitudine…

L’ascolto: la cosa più difficile da attuare e da far comprendere agli altri. A volte il silenzio, un gesto, vale più di mille parole.

La famiglia: parte importante della vita dell’ammalato. Se in famiglia c’è un malato anche la famiglia “sta male”.

Questi tre argomenti, accompagnati dal pensiero di accoglienza, empatia e disponibilità, per me sono stati i cardini importanti su cui sono passate due gradevolissime ore.

E’ stato un bel pomeriggio – ho detto a don Matteo – e onestamente ero partito un po’ indeciso, ma ho dovuto ricredermi.

Ora attendo volentieri la prossima data dell’ultimo incontro: sabato 21 aprile e il tema sarà “Per una riflessione teologico-spirituale”.

Chi volesse essere presente a Villa Immacolata alle ore 15.00 sarà favorevolmente accolto dal bell’ambiente e dal largo sorriso di don Matteo.

Francesco Chiodin

STO PREPARANDO IL NUOVO GIORNALINO DI MARZO…

17 marzo 2012

17 marzo 2012

Anzi. È già pronto. Infatti sto correggendo le bozze. Come sempre la nostra grafica Silvia ci dà un aiuto grande e importante.

In grande evidenza c’è il convegno di Cittadella che si svolgerà il 25 maggio 2012 presso il patronato pio X. Il titolo è “dal gesto alla parola” e l’editoriale inizia con un frase ce il papà di Yara Gambirasi ha detto al parroco quando hanno ritrovato il corpo della figlia: “Non dire niente e abbracciami”.

Penso che questa frase sia icona di tutto il programma che il convegno si prefigge di evidenziare.

C’è poi il resoconto del convegno di novembre svolto a Piove di sacco con una ricca documentazione giornalistico-fotografica.

Non deve sorprendere l’impegno ad essere presenti al pellegrinaggio a Lourdes con l’UNITALSI a fine giugno.

Sono riprese anche le “apparizioni teatrali dei volontari presso la Fondazione Franchin di Montagnana.

Insomma: tante notizie che rendono bella la rivista e che lasciano immaginare una grande quantità di cose e avvenimenti che ACOS e I Fiori de Testa assieme combinano.

Fra pochi giorni arriverà nelle vostre case. Leggetelo e conservatelo con cura.

Francesco Chiodin

COME POLIFEMO

14 marzo 2012

14 marzo 2012

In questo sprazzo di bella stagione quasi primaverile, anch’io, nel mio piccolo, sono impegnato dal punto di vista bucolico. Ho tagliato la siepe, potato un paio di alberi del mio giardino. Appunto, tagliando con il coltellacci da legna un ramo, mi si è schizzato nell’occhi destro un trancio di legno, ma così forte, così forte che pensavo si fosse conficcato dentro l’occhio.

Proprio come Polifemo. Non avevo neanche ilcoraggio di guardarmi allo specchio, tanta era la paura ed il dolore. Ma ho dovuto, anche per rinfrescare la zona accidentata ed eventualmente prendere i rimedi del caso.

Era da solo, la moglie impegnata a fare spese, le figlie a scuola. Io, cesellatore del legno, giacevo in un mare di dolore con qualche rivolo di sangue, dal sotto della palpebra inferiore. Poteva andare peggio. In quel momento mi sono visto cieco, occhio bendato, e nel tempo, con cane guida al guinzaglio.

Qualcuno, sentito dell’accaduto, ha detto che non ci sono più gli uomini di una volta e che certe cose devono essere fatte da chi se ne intende.

Ma il mio era un atto dimostrativo di cosa la mia forza umana sa fare e come so dare tono e senso al mio vivere da pensionato.

Non se ne indovina mai una!

Mia moglie non era preoccupata per qello che poteva succedermi, ma quando ha saputo dell’acaduto ha detto: “Ecco, adesso ti viene l’occhio nero e tutti diranno che sono stata io a picchiarti!”.

Francesco Chiodin

SIAMO TAGLIATI

9 marzo 2012

9 marzo 2012

Mi capita tra le mani un inserto ch devotamente a suo tempo ho raccolto e trattenuto, che riguarda i finanziamenti della Giunta Regionale del Veneto a favore delle Associazioni di Volontariato iscritte al registro regionale nell’anno 2003.

Allora era assessore alle politiche sociali Antonio De Poli che su questo versante era molto attivo.

Nel 2003 ricorreva l’anno europeo delle persone con disabilità. A disposizione c’erano 826.000 euro per chi ne faceva debita richiesta.

Ora siamo nel 2012 e le attuali disponibilità economiche per le associazioni vengono gestite dai CSV ossia Centro Servizi del Volontariato. Nell’ultima riunione a cui ho partecipato, vale a dire a metà febbraio, è stato detto e ribadito dal CSV di Padova, cui anche I FIORI DE TESTA fanno riferimento, che la Regione Veneto ha diminuito la dotazione economica per le associazioni del 75% di quanto stanziato l’anno scorso. Significa: siamo tagliati. In pratica avremo quasi niente!

Non so come andremo avanti, spererei almeno che fosse ancora mantenuto il “bando pubblicazioni”, che almeno ci agevola nella stampa del giornalino trimestrale.

Siamo in tempo di crisi e dobbiamo adeguarci.

Non so se riusciremo ancora ad vere supporto nei convegni: ve lo sapremo dire prossimamente.

Per intanto godiamocela con quello che abbiamo.

Francesco Chiodin

OGGI E’ IL MIO COMPLEANNO

5 marzo 2012

5 marzo 2012

Vi ringrazio in anticipo dei tanti messaggi di auguri che arriveranno. Sono sempre graditi.

Sabato a Rubano (PD) abbiamo tenuto il Consiglio Regionale ACOS che aveva come ordine del giorno:

- Il convegno di Cittadella dal titolo DAL GESTO ALLA PAROLA. E’ quasi tutto organizzato, oggi si operano le ultime correzioni e poi si dà il via alla stampa.

- Il convegno nazionale che si terrà a Padova nel mese di ottobre (è ancora in fase decisionale il programma)

- Il viaggio-pellegrinaggio a Lourdes fine giugno-primi luglio con il treno dell’UNITASI (è tutto organizzato, ora si raccolgono le adesioni)

- Varie ed eventuali.

Erano presenti anche Andrea e Gloria (che diventerà mamma fra pochi giorni) i quali ci hanno offerto beneauguranti pasticcini.

Ci siamo lasciati con tanti auguri e buone speranze per tutti.

Il 24 marzo una delegazione sarà a Roma per il Consiglio Nazionale ACOS.

Ciao a tutti

Framcesco Chiodin

GELATO AL CIOCCOLATO

1 marzo 2012

1 marzo 2012

Ho tra le mani un pezzo di giornale (presumo sia il Corriere della sera). Dico pezzo, perché veramente è un pezzo senza data, né intestazione, tanto è vero che dico “presumo” sia il Corriere della sera dalle fattezze grafiche. In questo ritaglio sghembo di carta c’è un titolo da me sottolineato da un evidenziatore (a sui tempo, quando l’ho archiviato) che titola: “La piccola Imma viva sotto le macerie: Dov’è la nonna? E al vigile che la salva regala la sua bambolina”.

Leggendo il pezzo si tratta di una bambina d 10 anni che è stata sommersa dalle macerie della casa crollata per cedimento delle strutture in quel di Napoli. Ci vogliono più di 15 ore per tirare in salvo la bambina e si alternano a parlarle: un vigile del fuoco (che alla fine la porterà materialmente alla luce) e una dottoressa del 118. Da sotto le macerie la bambina chiede della nonna e desidera che le sia portato un gelato. I soccorritori le dicono che è impossibile in quel momento farle avere il gelato, vista la profondità in cui si trova, ma che glielo daranno appena possibile. Ma lei insiste e lo vuole anche al cioccolato, perché è più buono…

Narra il giornale delle difficoltose e terribili vicende per salvare la bambina che finalmente dopo 15 ore è messa in salvo e riconsegnata alla famiglia.

Quel gelato… La voglia di gelato, la smania di leccare il gusto della cioccolata è stata l’anima che l’ha salvata, la motivazione che l’ha tenuta in vita nonostante la gamba sotto una trave di cemento e la perdita di materiale organico dalla ferita.

Qual è il nostro gelato? Abbiamo anche noi un gelato che ci sostiene che ci dà forza e coraggio nella vita di tutti i giorni?

Gelato è la voglia di vivere, di stare assieme agli altri… Gelato è stare in gruppo, vivere l’associazione, confrontarsi nelle riunioni, fare rete fra di noi. Gelato è un pensiero spirituale che ci sostiene e conforta. Gelato è la speranza…

Ecco, ogni uno sceglie il proprio gelato per sopravvivere al meglio, ognuno merita attenzione per il gelato che si sceglie.

Oggi inizia il mese di marzo. Solo ieri la neve ci copriva. Questi giorni hanno i sole come elemento principale. E allora il nostro gelato personale non lasciamocelo sciogliere dal sole. Custodiamolo e godiamocelo, il nostro gelato.

Francesco Chiodin

FORZA E CORAGGIO FORZA E CORAGGIO

28 febbraio 2012

28 febbraio 2012

Mi trovo e ritrovo ogni mattina, molto presto, davanti al computer a comporre testi, a programmare la giornata, a costruire sogni. Mi accorgo che a volte la voglia manca, ma ci sono anche giorni di forte entusiasmo; spesso ci sono le idee ma c’è difficoltà a realizzarle; a volte ci sono tante cose da fare e non si riesce a costruire tutto.

In questi giorni sto scrivendo molte cose per le varie iniziative che seguo. Tra le altre c’è anche il giornalino I Fiori de Testa – ACOS che si sta riempiendo di righe scritte. Parlo del numero che uscirà entro la fine di marzo e che sarà spedito nelle vostre case.

Mi accorgo che ci sono tante cose da scrivere in quei fogli, foto da inserire, correzioni da fare…

Chi normalmente collabora ha già inviato il suo materiale, ma per la chiusura definitiva del giornale aspetto notizie da Cittadella per le definizioni di massima del convegno, e la riunione di sabato 3 marzo per l’incontro del Consiglio Regionale a Rubano. Lì saranno dati gli ultimi spunti e suggerimenti da inserire.

Una bella avventura che non è che non lasci tempo per riposare, ma se non supportata da forte entusiasmo a volte può stancare. Ma per il momento non è così, quindi forza e coraggio e andiamo a vanti. Con gioia!

Francesco Chiodin

IL PAZIENTE STRANIERO IL PAZIENTE STRANIERO IL PAZIENTE STRANIERO

24 febbraio 2012

24 febbraio 2012

Ormai è diventata una realtà: lo straniero è di casa anche qui. Non lo si pensava così fino a pochi anni fa, ma ora questa è la situazione. Indubbiamente un po’ di disagio interiore c’è in ogni uno di noi. Non è detto, anche se cristiani all’ennesima potenza, che la disponibilità d’animo sia così naturale.

Pensate soltanto a quanto si è combattuto per allontanare il germe razzista nei confronti dei meridionali (che in parte ancora esiste). Venivano considerati una massa ignorante, incolta, povera e tutta in odore di mafia. Salvo, poi, con il tempo, cambiare mentalità e considerare anche i meridionali persone con la loro dignità di persone e di esseri umani.

Ora ci sono gli stranieri, specie gli extracomunitari. Essi hanno preso il posto, nella nostra mente, dei meridionali. Clandestini o meno, essi sono in cerca di fortuna come noi abbiamo fatto a suo tempo (vedi emigrazione in America, Svizzera, Francia, Sudamerica, ecc.).

Anche i nostri ospedali sono frequentati da immigrati. Soprattutto gli ambulatori. Passate davanti a qualsiasi pronto soccorso e lì vi troverete delle persone di colore (chiare o scure) che attendono .

E’ il campionario della multi etnicità.

Io solidarizzo molto con loro, (almeno nelle intenzioni) perché mi metto nei loro panni. Nel senso che la lingua è u grande ostacolo al dialogo e alla determinazione dei segni e dei sintomi. Inoltre ci sono sempre delle difficoltà di mentalità, di usi e di costumi.

Ora rimane l’approccio alla persona, la cosa importante da fare. E’ inutile arrabbiarsi: la mondializzazione ha portato che il nostro orticello deve essere condiviso anche con queste persone. Se c’è un disagio bisogna vincerlo, bisogna superarli. Se palpare una addome o ascoltare un torace per noi è pratica comune, non sempre lo è per uno straniero.

Qui sta il bello: l’accoglienza è anche questo: il rispetto del’altro. Volendo, anche nei momenti più difficili, certe cose si risolvono: basta usare i modi d’amore giusti.

Francesco Chiodin


Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.